Quando ho visto che Tamiya aveva messo in catalogo un Fukuiraptor, la domanda è stata immediata: perché proprio questo dinosauro e non un T-rex o un velociraptor già noti a tutti? La risposta sta in un cantiere di Fukui, nel 1989. Un operaio che lavorava a una diga notò ossa nella roccia, le portò al museo locale e da lì partì una delle scoperte paleontologiche giapponesi più importanti del Novecento. La Formazione Kitadani non ha restituito solo il Fukuiraptor: lì sono emersi anche Fukuisaurus, Fukuititan, Fukuivenator e altri organismi del Cretaceo inferiore, circa 120 milioni di anni fa.

Il nome scientifico, Fukuiraptor kitadaniensis, arriva nel 2000: è la prima nuova specie di dinosauro carnivoro giapponese a ricevere una denominazione formale. “Ladro di Fukui”, più il riferimento al sito di Kitadani. L’esemplare tipo misura 4,7 metri, ma i ricercatori lo considerano non completamente cresciuto. Aveva denti affilati, artigli anteriori grandi e zampe posteriori lunghe: un teropode megaraptora, non un dromaeosauride come il Velociraptor. Tamiya, che da sempre lega i kit alla cultura locale, ha scelto proprio questo animale per la serie Clic Loc 1/35, con la consulenza del Dinosaur Institute e la supervisione di Soki Hattori (Università prefetturale di Fukui / Museo dei Dinosauri di Fukui).

Il kit 28501 è snap-together, lungo 118 mm, con testa stampata a iniezione, artigli nitidi, base di esposizione e silhouette umane per dare il senso della scala. Non è un modello da pista: è un pezzo da tavolo pensato per chi vuole capire l’animale, non solo montarlo. Tamiya lo dice senza giri di parole: più sai del Fukuiraptor, più il modello diventa interessante. Per questo ha pubblicato anche una pagina Q&A con i paleontologi, non una semplice scheda prodotto.

Sull’ambiente, le fonti ufficiali sono chiare: 120 milioni di anni fa quella zona era una pianura fluviale con fiumi meandriformi e stagni, più calda di oggi, con felci, cycadi e conifere. Stagioni umide e secche, niente neve. Sul colore, invece, Tamiya non inventa: nei fossili non c’è traccia di pigmento. Si può guardare a rettili e uccelli attuali, all’habitat, e decidere. Alcuni modellisti restano sui bruni e sui verdi spenti; altri osano tinte più vive. Entrambe le strade sono lecite, perché nessuno può dirti con certezza com’era un animale di 120 milioni di anni fa.

Quello che rende speciale questo kit non è la lista dei pezzi. È il fatto che un dinosauro trovato in una cava di Fukui finisca in una scatola Tamiya e, da lì, sulle scrivanie di chi magari di Fukui non aveva mai sentito parlare. Prima della Formazione Kitadani, la prefettura era nota per altro. Ora, quando si parla di dinosauri giapponesi, il pensiero va lì. Un modello di plastica da 118 millimetri che fa da ponte tra un cantiere del 1989 e il modellismo di oggi: questa, più delle misure, è la notizia.
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